Una Scelta Qualificata e Qualificante
Ebbe inizio nel 1981 con il primo incontro e l’annuncio del promotore (infermiere) di costituire a Padova l’Associazione Volontari Ospedalieri. Sulla scuola della già presente realtà negli ospedali di Milano, venne programmato un corso di preparazione al servizio che frequentai regolarmente dall’inizio (31/01/1981) fino all’ultima lezione che coincide con il 31/03/1981. Venni assegnata all’Ospedale Geriatrico dove iniziai il mio servizio il 10 aprile 1981.
Nel reparto di Lungodegenza, in una stanza con 14 letti ed altrettanti pazienti vengo attirata dallo sguardo invitante di una paziente che dice di chiamarsi Giustina, ha 70 anni, il viso ancora giovanile con segni di sofferenza non solo fisica. Questa persona è l’insieme delle esperienze maturate nell’Ospedale Geriatrico, mi hanno dato, posso dire, quanto mi mancava nel delineare la mia figura di persona insieme alla volontà di essere dalla parte dell’umanità sofferente. Dopo 13 anni di frequenza dell’Ospedale Geriatrico, fui assegnata al servizio di accoglienza e poco dopo al Pronto Soccorso centrale, fino a quando mi è stato detto che dovevo portare la mia presenza nel reparto di Pediatria Divezzi, quindi al Pronto Soccorso Pedriatico, cioè a contatto con l’altra umanità, quella dei bambini con cui continuo a convivere. Nei miei giorni e quando vengo chiamata, spesso mi coccolo creature sofferenti con la pelle bianca e di altri colori, quasi sempre in soccorso ai genitori stanchi o che devono accudire altri figli nelle rispettive abitazioni, quando non hanno problemi di produrre documenti richiesti dall’ospedale.
Parlare del mio vissuto accanto ai malati vuol dire anche rievocare, pensare aspetti di vita del paziente nell’ospedale, nel passato e nel presente, ma questo non rientra nelle competenze del volontario, il cui compito dovrà mirare all’aiuto alla persona malata a sopportare, insieme alle sofferenze del male, le remore del ricovero e di ciò che questo comporta.
Non dimentico il sentimento di gratitudine alla mia famiglia che agevolò la mia scelta di dare una mano alle persone in difficoltà perchè malate. Come non dimentico di essere grata all’Associazione AVO che mi ha dato la possibilità di essere, di vivere la mia vocazione.
Amo il mio servizio con lo stesso entusiasmo del primo giorno, leggermente soggetto alla sola piccola nube nel cielo azzurro bellissimo che mi avverte come la clessidra del mio tempo non faciliti la mia volontà di continuare ad essere al fianco di quanti vivono situazioni di difficoltà.